La lezione internazionale di Giuliano Grittini con il nuovo capitolo delle
“Golden Light”.
In bilico fra le albe del Novecento e quelle del Terzo Millennio, fra avanguardie e post-avanguardie, fra gli idoli, le sculture, il verbo e le tracce comunicative dell’oggi, Giuliano Grittini intaglia oggi il nuovo capitolo delle “ Golden Light” , quasi un giuoco pirotecnico dove tutto si coglie fra stupore, luce e mistero; dove tutto si fa magma vulcanico effervescente, come se questa esplosiva idea si generasse non per luce riflessa ma di “energia” palpitante viva, riverberandosi poi grazie ad applicazioni di foglia d'oro e argento, con il tutto legato e amalgamato alla lamine sottile e quasi impalpabile / della trasparenza del plexi che li impone più luminosi, affascinanti, mai stucchevoli.
Giuliano Grittini non ha ridotto l’ impaginazione dei suoi lavori e delle sue composizioni a schemi rigidi, usa con leggerezza le immagini massmediatiche, carpite per essere usate in collage, senza mai alludere a impegno politico, semmai rende a nuova vita il racconto, la cultura, il vivere quotidiano, la vita nella sua intima verità; non insegue l’azzeramento dell’arte tipica espressione dei concettuali. E negli anni ha vissuto l’età delle neoavanguardie del secondo Novecento intersecando le ricerche artistiche, specie quelle americane, per poi portarsi verso accensioni tutte sue, geniali, avveniristiche, legate a quella direttiva che si pone come post-produzione e post-avanguardia. Il progetto esibisce le svariate sfaccettature dell’Amore, un percorso che inizia proprio con l’opera Love (1966-1999), un quadrato di lettere che Robert Indiana ha tracciato agli inizi degli anni Sessanta e che da allora continua a rappresentare l’icona più forte e suggestiva di un’immagine che si fa parola, che invade lo spazio, che espone l’essenza dell’arte stessa. Amore è anche il mettersi in gioco in prima persona, la scelta estrema fra ammirare e partecipare, la necessità, ancor prima del piacere, di esserci nell’opera e non più guardarla da fuori. Ma è forse, in assoluto, l’immagine di Marilyn Monroe con One Multicoloured Marilyn (Reversal Series) del 1979-1986 a rappresentare, con più solida suggestione, il complesso ingorgo emotivo dell’amore. Marilyn è il volto stesso dell’amore, ed è naturale che la sua immagine sia diventata la firma di un artista come Andy Warhol: non solo l’icona più riprodotta della contemporaneità, ma un sogno visionario, allucinato di bellezza e disperazione, di eleganza e povertà, di infantile dolcezza e segreta perversione. Un’intera vita contorta e contraddittoria congelata nella santità di un volto, il silenzio di uno sguardo in cui convivono tutte le espressioni, tutti i sentimenti, tutte le immagini possibili.
Giuliano Grittini è rimasto catturato dalla cultura visiva delle famose scritte “Amor” e “Love” di Robert Indiana, che hanno colorato le strade di New York, a pochi passi dal MoMA, e che continuano a rappresentare un’icona forte e suggestiva, nonostante risalga agli inizi degli anni ‘60. Ancora l’arte contemporanea incontra l’amore, un racconto sull’amore, una narrazione completa, sincera e coinvolgente su una delle esperienze più belle della vita, quel sentimento che come dice Faber, “quando sceglie di arrivare, è un accento di colore, che cade e cambia il senso delle cose”. I “LOVE” di Giuliano Grittini raccontano tutto dell’amore, ce lo mostrano nella loro purezza e genuinità. Ha detto Grittini: “Io credo molto in questo progetto perchè in questi periodi di guerre e violenze prima della parola PACE deve per ragioni autentiche esserci la parola LOVE / AMORE”. Negli anni le sue fotografie e le sue icone fluttuavano fra passato e presente in cerca di ritorni, sentimenti condivisi, eredità genetiche, spinte effusive destinate a riaffiorare a fasi alterne, come nei cicli geologici, e a guidare le sue mani tese a plasmare forme affini. Era l’idea del viaggiatore che, esplorando, trova, assorbe e replica. Così ha fatto. Ma il concetto, più vitale, resta che l’antico e il moderno si tocchino al di fuori del tempo e dello spazio, fortissimamente nutriti da una medesima necessità, rappresentare l’altrove, l’anima, l’amore.
Molti artisti contemporanei hanno esplorato il tema dell'amore nelle loro opere, utilizzando diversi mezzi espressivi e approcci. Tra i più noti Robert Indiana, famoso per la sua iconica scultura e serigrafia "LOVE", e Keith Haring, che ha spesso incluso la parola "Love" nelle sue opere, spesso in combinazione con i suoi caratteristici personaggi. Ecco alcuni artisti che hanno trattato il tema dell'amore, Robert Indiana, Keith Haring, Andy Warhol, Tracey Emin, Yayoi Kusama, Marc Quinn, Tom Wesselmann e altri ancora. Avrete sicuramente visto l’opera-scultura di quattro lettere almeno una volta nella vita, quando ideò LOVE negli anni '60, Robert Indiana non poteva immaginare di aver appena creato una delle immagini più iconiche della cultura popolare. LOVE nasce da un'idea di Robert Indiana, artista americano tra i massimi rappresentanti della Pop Art. Artista, scenografo e costumista, Indiana scoprì il movimento pop all'età di vent'anni, quando si trasferì a New York. L'appariscente opera di quattro lettere è diventata famosa al punto da eclissare tutte le sue altre creazioni e, con sgomento dell'artista, si è affermata come icona della cultura popolare. Molte persone si sono imbattute nell'opera LOVE, ma pochi conoscono il nome del suo creatore. Il concetto del testo rosso con la "O" inclinata è nato nel 1961, ma l'immagine divenne popolare solo nel 1965, quando venne stata stampata su un biglietto di auguri offerto al MoMA. La parola “amore” apparteneva ai ricordi d'infanzia dell'artista, da quando frequentava una chiesa della Scienza Cristiana dove l'unica decorazione sul muro era la scritta “Dio è amore”. I colori originali dell'opera d'arte (rosso, verde e blu) erano un omaggio a suo padre, che lavorava in una stazione di servizio Phillips 66 durante la Depressione. Indiana non aveva idea che associando questa parola e questi colori (significativi per lui in tutto e per tutto), avrebbe creato un'immagine che, suo malgrado, sarebbe diventata un marchio. La storica dell’arte del MoMA Deborah Wye ha descritto l'immagine come “piena di fondamenti erotici, religiosi, autobiografici e politici”, che la rendono “accessibile e allo stesso tempo complessa nel significato”. Robert Indiana deve la grafica di LOVE al suo ex collaboratore, l'artista Ellsworth Kelly, che lo introdusse al movimento Hard Edge Painting (caratterizzato da opere dipinte in cui ci sono brusche transizioni tra aree di colore). "Lui [...] ha avuto una grande influenza sul mio lavoro, ed è grazie a lui che sono qui", ha dichiarato Indiana in un'occasione. La prima versione scultorea dell'opera è stata prodotta nel 1970 ed è stata successivamente esposta all'Indianapolis Museum of Art. Nel 1973, l'immagine fu stampata su un francobollo commemorativo da 8 centesimi di dollaro, contribuendo a diffonderla ampiamente negli Stati Uniti. L'immagine di LOVE venne rapidamente riprodotta in tutto il mondo su tappeti, sculture e persino skateboard... integrandosi completamente nella cultura popolare. Molte persone sono venute a contatto con LOVE senza nemmeno sapere che l'immagine era un'opera d'arte. Ironia della sorte, nonostante l'immenso successo del suo lavoro, a Indiana non venne riconosciuto nulla al momento della sua creazione: non avendo mai registrato il marchio, non poté riscuotere i dovuti diritti.
Oggi quella parola “LOVE” semplice e forte, e quelle lettere dell’alfabeto vivono nuovamente attraverso l’operato di Giuliano Grittini.
Le lettere del LOVE di Grittini sono imbevute in un flusso di pioggia astratta che guarda ai grandi astrattisti americani, svelano tracce di energie psichiche, sono scritture evidenziate sull’altare della pagina, emanano flussi di coscienza e automatismi, germinazioni incontrollabili di una grafia privata, intima, troppo vera per non essere decifrata, si accompagnano a un’aura di colori che lasciano memoria di quel che è stato; sono colonne di linee e sequenze, rintocchi del cuore.
Giuliano Grittini con il capitolo “Golden Light” si è portato ancora una volta sul versante internazionale del suo operare, intanto perché ha compreso pienamente i percorsi di Jackson Pollock, noto per la sua tecnica del “dripping”, di Willem de Kooning, punto di riferimento per molti artisti, di Mark Rothko con le sue ampie campiture di colore, di Franz Kline, con i suoi contrasti in bianco e nero, e di Barnett Newman, con le sue “zip”. Questi artisti, spesso associati alla corrente dell’Espressionismo Astratto che hanno rivoluzionato il mondo dell'arte con le loro opere che esploravano l'interiorità umana e la dimensione emotiva attraverso forme non figurative, hanno contribuito non poco a incorniciare le opere nuove del “Golden Light” di Giuliano Grittini, che paiono e sono, indiscutibilmente, il nuovo-nuovo dell’arte contemporanea, il fuoco creativo dell’artista milanese che lascia aprire il cuore e la mente per legare l’antico e il presente, e lasciar emergere il sapere ancestrale del mondo, come ha dettato a fondo questa sua nuova ricerca che fa navigare in una pioggia di colori la parola “LOVE”.
Milano, 14 agosto 2025
Carlo Franza



